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L’ottimista: una storia da tramandare

In tenera età siamo come una piantina, ancora vicina alle radici che la tengono salda, ma quando cresciamo e per forza di cose ci allontaniamo dalle radici, corriamo il rischio di vacillare, di oscillare un po’  prima di capire quale sia la nostra strada.

A me è successo.

Prima di capire che quella bancaria fosse la mia strada, ho fatto altri lavori, che non mi facevano sentire realizzato.

Nella mia vita ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia serena, ho avuto ( ed ho tutt’ora) 2 genitori che mi hanno insegnato tutto.

Dal camminare al parlare, tutto mi è stato insegnato da loro e dal loro esempio.
Mi sono stati trasmessi valori che adesso io e mia moglie cerchiamo di tramandare ai nostri figli.

Ecco a loro devo il mio ringraziamento per ciò che sono.

Ma oggi devo ” un grazie” anche a chi ha ispirato gran parte della mia vita lavorativa e non, quello che io reputo un mentore e un padre professionale.  

Grazie a chi col suo esempio, con la sua storia, col suo ottimismo, ha insegnato a me e a molti, che non bisogna necessariamente nascere abbienti per diventare “qualcuno”.

Ennio Doris, l’ottimista che nonostante gli elevati livelli a cui è giunto, non ha mai smesso di schierarsi dalla parte del popolo, tenendo ben a mente le sue origini e quanto abbia dovuto lavorare per arrivare al punto in cui si trova.

Ora, a parte la mia ammirazione per questo grande uomo, non si può negare che Doris rappresenti un’eccellenza italiana.

La sua storia è quanto di meglio si possa raccontare per ispirare i giovani.

Nato nella provincia veneta  da una famiglia di allevatori di bestiame, cresciuto prendendosi cura di quegli animali che erano sostentamento della famiglia.

A 10 anni una malattia ai reni lo “costringe” a studiare anziché lavorare al fianco del padre, lo studio, il diploma e l’approccio con una realtà bancaria, dapprima come consulente porta a porta fino a diventare, grazie alla sua caparbietà e alla sua visione,  presidente di una delle Banche più solide d’Italia.

Proprio il caso di dirlo dalle stalle alle stelle, con tutto il rispetto che merita questo cambiamento di vita.

Frutto di lavoro, impegno, passione per quello che si fa e soprattutto interesse per i clienti.

L’attenzione per i clienti, racconta Doris nelle sue interviste, scaturisce da un episodio che lo toccò particolarmente circa 40 anni fa, quando un falegname mise nelle sue mani un assegno con i suoi risparmi, dicendogli di ricordarsi che vista la sua attività non avrebbe potuto permettersi il lusso di ammalarsi e  che se quei risparmi fossero stati ben gestiti, avrebbero rappresentato una futura serenità familiare dopo una vita di sacrifici.

In quell’occasione Doris capì che nelle mani aveva molto più di una somma di denaro, aveva l’intera vita di quell’uomo e della sua famiglia, i suoi sacrifici e le sue speranze, da qui l’idea di analizzare, come un medico per il suo paziente, la situazione e dare una consulenza personalizzata ai suoi clienti.

È per loro che Doris creerà una banca a misura d’uomo, una banca come diceva una pubblicità che lo vedeva protagonista, “costruita intorno a te”, è per i suoi clienti che ha creato una rete di consulenti al servizio delle loro esigenze.

E quando sostengo che al centro della sua banca Doris ha sempre messo il cliente ho le prove:

nel 2008 quando fallì Lehman Brothers, il suo fu l’unico istituto bancario al mondo a rimborsare i suoi 11.000 clienti che erano incappati nella triste vicenda. E lo fece di tasca sua.

Il mese scorso, ad agosto, Banca Mediolanum ha donato ai condomini della palazzina di 16 piani di Milano, andata distrutta da un incendio, 100.000.00 euro e ha sospeso i mutui per 24 mesi.

Una banca che rispecchia il suo fondatore, un uomo che dai vertici della finanza non si allontana dagli uomini.

Una storia la sua, in cui tutti possono rispecchiarsi, nessuno si senta escluso, lui non aveva altro che le sue idee e queste lo hanno portato in alto. 

Una storia di successi, ma soprattutto di merito.

Il mio grazie è d’obbligo, perché quella storia, quell’ottimismo con cui lui è andato avanti, permettono a tutti di sognare, di comprendere che l’impegno e la dedizione portano sempre al raggiungimento degli obiettivi.

Ora fatto il ritratto, la notizia: Ennio Doris lascia la presidenza..

Un passaggio “formale” in quanto gli sarà attribuita la carica di presidente onorario, un passaggio obbligato vista l’età e l’esigenza fisiologica di rallentare.

Come disse egli stesso “sono nato ottimista, sono ottimista perché è più vantaggioso, è difficile che un pessimista faccia qualcosa di buono”.

Rallenta Ennio, ma non smette di sognare, con in mente altri progetti per gli anni a venire non solo legati al business ma anche alla solidarietà in linea con i valori che lo ha sempre sostenuto.

Un notizia che mi lascia un nodo alla gola, ma con la consapevolezza che la sua impronta resterà sempre viva, che i suoi valori saranno sempre i pilastri di questa Banca e che il suo ottimismo arriverà anche dal suo nuovo ruolo.

D’altro canto, un ottimista lo è per sempre e come mi ha insegnato lui stesso “essere ottimisti non significa ignorare i problemi, ma sapere che esistono delle soluzioni”.

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