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Non c’è più privacy!

La notizia che ha scatenato un po’ di  allarmismi in questi giorni e che tra l’altro è stata anche enfatizzata con un ” abolito il diritto di privacy “, ha dato il via a non poche discussioni e polemiche.

In realtà si tratta di un provvedimento che limita le competenze del Garante della privacy e aumenta la possibilità del Fisco di effettuare controlli più dettagliati per incrementare la lotta all’evasione.
Per la pubblica amministrazione, agenzie fiscali comprese, sarà più semplice utilizzare tutti i dati a disposizione incrociandoli e mettendoli al servizio di finalità di interesse pubblico come la lotta all’evasione, cosa che invece ad oggi era stata “attenuata” dall’intervento del Garante della privacy.

La cosa che mi ha fatto riflettere è che siamo subito pronti a rivendicare il nostro diritto alla privacy (cosa che trovo corretta senza dubbio) ma spesso non mettiamo la stessa attenzione quando siamo noi stessi ad esporci, violando quella che è la nostra intimità.

In un epoca dove i Reality sono il format televisivo per eccellenza e la rinuncia alla propria riservatezza da parte dei partecipanti è d’obbligo, rivendicare a gran voce il diritto alla privacy cozza un po’ con le migliaia di persone che si presentano ai casting per partecipare allo show.
O ancora, in questo periodo storico dove 9 persone su 10 dichiarano di essere più volte al giorno online, internet è diventata una risorsa senza la quale ci sentiremmo ormai incompleti.

Tutto è a portata di clic, dai messaggi su WhatsApp al navigatore per raggiungere un luogo, dal pagamento con carta alla navigazione sui social.
È proprio il caso di dirlo, siamo tutti nella rete, anzi per dirla come Gabbani “in rete tutti i giorni”
Ognuno di noi è “schedato” in quanto possessore di almeno un profilo social o appartenente ad un gruppo on line.
I nostri dati, le nostre immagini, tutto è in rete.
Informazioni personali, su orientamento politico, religioso o sessuale rivelano dettagli della nostra sfera intima ma non solo.
La Geolocalizzazione ad esempio, cioè taggarsi in un luogo o in un locale, cosa che di questi tempi è molto in voga, è un dato che, nelle mani di malintenzionati, potrebbe rivelarsi tragico.
Foto postate di vacanze fuori città, possono essere un via libera per chi vuole approfittare della casa incustodita o ancora pubblicare video o foto di terzi potrebbe ledere il diritto alla privacy di questi ultimi e renderci addirittura passibili di denuncia.

Per fortuna le accortezze per tutelarci esistono:

innanzitutto leggere attentamente l’informativa sui dati personali, disattivare la geolocalizzazione, non pubblicare mai numeri di telefono o indirizzo di residenza, limitare le liste di chi può vedere i nostri dati o i nostri contenuti e per ultimo consiglio di mantenere uno spirito riservato quando si tratta di condividere un particolare momento o una informazione, poiché attraverso il digitale ciò che mettiamo a repentaglio è la nostra realtà.

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