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“Dai retta a me: non ti conviene”

Nello svolgimento della professione di Consulente Patrimoniale, incontro tante famiglie, ascolto tante storie ed assisto anche a molte situazioni che mi danno consapevolezza di quanto la nostra professione, essendo ancora giovane rispetto ad altre più radicate nella nostra società, abbia ancora dei muri da abbattere per affermarsi di diritto.

Vi spiego meglio cosa ha ispirato queste mie considerazioni.

Poche settimane fa, incontro una mia cara cliente che conosco da molti anni.

E’ stata una delle prime clienti che ho avuto e nel corso degli anni, ho cercato di offrirle i miei consigli e le mie competenze per gestire al meglio il suo patrimonio.

Devo dire che, nel tempo, lei non sempre ha seguito i mei consigli, dimostrandomi che, davanti ad una situazione di incertezza, ella preferiva fare delle scelte senza interpellarmi o magari facendolo solo dopo aver interpellato il famoso “mio cugino esperto di finanza”.

Ho sempre comunque cercato di dare consigli che tutelassero e non penalizzassero i suoi risparmi.

Qualche tempo fa mi chiama per avere consigli riguardanti un finanziamento ed io naturalmente mi offro di aiutarla.

La incontro, chiacchieriamo, parliamo dei suoi progetti e infine racconto della mia professione.

La informo che la mia professione e la mia professionalità nel tempo si sono evolute, e che è vero che mi occupo anche di finanziamenti, ma mi stupiva un po’ il fatto che lei si era rivolta a me solo per questioni di questa natura, quando invece la sua situazione era carente di qualsiasi tipo di pianificazione finanziaria.

Le spiego che non aveva delle coperture assicurative che preservassero il suo patrimonio, che non aveva strategie previdenziali e via dicendo.

Lei sembrava comprendere l’importanza di ciò che le dicevo tanto da arrivare a stipulare una copertura assicurativa a tutela del suo capitale umano.

La stessa sera, mi contatta telefonicamente, dicendomi che era un po’ confusa su quanto fatto e che voleva revocare la polizza. La invito a riflettere e magari a rivederci se qualcosa era sfuggito e non era stato chiaro, mi contatta invece il giorno dopo, con tono dispiaciuto e imbarazzato, dicendomi che suo marito (persona che io stimo e conosco ma che si occupa di tutt’altro nella vita) non riteneva “conveniente” la sua scelta e non considerava corretto applicare quanto da me suggerito.

Ora, chiariamo il fatto che una copertura assicurativa non deve essere conveniente, perché non rientra nelle sue caratteristiche.

Una polizza va fatta per tutelarsi, per avere serenità riguardo ad imprevisti e non perché conviene.

Da qui la consapevolezza che c’è molto da fare nel campo dell’educazione finanziaria, ma anche le mie riflessioni riguardo la nostra professione di Consulenti Finanziari: so che c’è scarsa Alfabetizzazione finanziaria e per quello posso dare consigli e nozioni; so anche che ancora non c’è piena consapevolezza del nostro ruolo e per quello posso trasferire informazioni ed essere di supporto a chi si affida a me, ma non posso entrare nelle dinamiche familiari dove un marito consiglia la moglie, screditando ciò per cui ho studiato e per cui continuo ad aggiornarmi.

Mi chiedo però: avrebbe fatto la stessa cosa con un avvocato o un medico, interferendo così nel loro operato?

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