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I migliori anni della nostra vita

Chi mi segue lo sa, da vero amante della musica italiana, mi piace trarre ispirazione dai testi delle canzoni o dai titoli associandoli a tematiche che riguardano la mia professione. A volte nei brani si celano frasi e concetti che sembrano fatti apposta per introdurre temi o spiegare concetti di Consulenza Finanziaria.

Oggi mi è venuto in mente il brano del grande Renato Zero I migliori anni della nostra vita, che per quanto sia un inno alla vita e inciti a viverla appieno in ogni momento e circostanza, trovo molto appropriato anche al tema della pensione. Ovviamente l’intento primario del cantautore non era quello di far pensare alla previdenza, ma nel testo sussistono delle frasi che riportano molto al concetto che io stesso divulgo quando parlo dell’importanza di aderire ad un fondo Pensione: questi sono e resteranno per sempre i migliori anni… per pensare alla pensione, per iniziare ad accantonare quella che sarà la nostra risorsa futura. I migliori anni perché sono quelli in cui lavoriamo e produciamo la nostra ricchezza. Sono gli anni in cui possiamo davvero fare qualcosa per il nostro futuro, gli anni in cui la lungimiranza potrà fare la differenza.

E credetemi, non è una cosa da ricchi fare un fondo pensione… bastano anche 50 euro al mese oggi per fare la differenza domani. Prima si inizia, meno si dovrà versare per raggiungere una cifra ragguardevole e in più se si ha già un lavoro, meglio far versare il TFR nel fondo, così da far confluire tutto sulla polizza.

Sui motivi per cui non vi è ancora una massiva adesione ai fondi pensioni in età giovanile possiamo di certo annoverare in primis il fatto che risulta un po’ difficile immaginare l’età pensionistica quando si hanno ancora 20/30 anni, in secondo luogo la scarsa educazione finanziaria lascia un po’ indietro chi non approfondisce la materia e non percepisce subito l’utilità futura e anche quella immediata (perché ricordiamo che i vantaggi fiscali sono moltissimi).

In conclusione mi auguro che la frase “noi non faremo come l’altra gente” sia di buon auspicio per le nuove generazioni nell’ottica di una più oculata pianificazione previdenziale

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