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Le convivenze

Il tempo passa e le coppie si  evolvono…

Anche qui in Italia, un paese principalmente di religione Cattolica, che ha fondato l’evoluzione della coppia sul matrimonio, sembra sia cambiato qualcosa…

Quanti conviventi conosciamo tra i nostri amici, familiari, colleghi o tra i nostri clienti?

Sicuramente tantissimi.

Ma quello delle convivenze sembra sia un trend in forte crescita.

Trend che inevitabilmente è stato affrontato dalle istituzioni a tal punto da dover creare una normativa ad-hoc chiamata Legge Cirinnà.

Con la Legge 76 approvata il 20 maggio del 2016, di fatto si è voluto disciplinare il rapporto delle unioni civili o delle convivenze.

Per conviventi si intendono due persone (more uxorio), maggiorenni,  uniti stabilmente, che vivono come fossero una coppia ovvero legati da legami affettivi e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile.

I conviventi oggi, hanno la possibilità di registrarsi presso l’ufficio anagrafe della loro residenza.

Con la loro registrazione danno ufficialità all’esterno e quindi nei confronti di terzi circa l’esistenza del rapporto di convivenza, questo non significa essere sposati, ma registrati.

Ma perché dovrebbe essere utile registrarsi?

La registrazione attribuisce alla coppia delle tutele che altrimenti non avrebbero in assenza di registrazione, come per esempio:

  1. Diritto di visita e assistenza ospedaliera, ovvero la possibilità di scegliere le cure del proprio compagno o della propria compagna qual ora questo o questa si trovasse impossibilitata a pover decidere. In assenza di registrazione, giuridicamente, sono un estraneo e per motivi di privacy non sarei neanche autorizzato a fare visita.
  2. Diritto di abitazione (limitato al max a 5 anni), ovvero, quando viene a mancare un convivente se dovesse essere proprietario di casa, in caso di convivenza non registrata, i parenti possono disporre dell’appartamento a discapito del convivente non registrato, viceversa in caso di registrazione hai diritto ad abitare nella residenza comune per un periodo che varia dai 2 ai 5 anni su valutazione di un giudice.
  3. Partecipare agli utili dell’impresa familiare, godere della possibilità di creare impresa familiare, riducendo magari il carico fiscale della famiglia.
  4. Risarcimento del danno per perdita del congiunto, offrendo così una garanzia patrimoniale al reddito superstite.
  5. Diritto di visita in carcere
  6. Graduatorie su alloggi popolari

I conviventi, tra loro ed alla presenza di un notaio o di un avvocato che successivamente procede alla registrazione all’ufficio anagrafe, possono stipulare tra di loro un contratto di convivenza.

Tale contratto ha lo scopo di regolare tra le parti i rapporti patrimoniali fino a poter scegliere il regime patrimoniale e quindi la comunione dei beni o la separazione dei beni proprio come fossero marito e moglie.

I conviventi tra loro nonostante ci sia la registrazione all’anagrafe, non godono di alcuni diritti come per esempio:

  1. Non godono del diritto ereditario, quindi in caso di decesso del convivente, non ricevono dai beni lasciati dal decuius, che verranno disposti dagli eredi.
  2. Non godono del diritto alla pensione di reversibilità, quindi in caso di decesso, nonostante la convivenza possa essere esistente da diversi anni, questo non contempla il diritto alla pensione di reversibilità.
  3. Non godono di vantaggi fiscali, pertanto, le franchigie riservate  ai familiari in caso di successione (1 milione sul patrimonio mobiliare oppure la riduzione dell’imposta ipocatastale che andrà dall’8% all’11%.

Non subire gli eventi, ma evita che determinate situazioni possano cambiare in modo radicale la vita tua e dei tuoi cari.

Contattami per una consulenza, alla prossima.

Dott. Alessandro Lo Verde

The Green Consulting

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